Un bordeaux dove il terroir conta.
Contate che i vini di Bordeaux, in generale, non sono conosciuti – erroneamente – come vini di terroir. Closerie Saint Roc smentisce questo preconcetto.
Il gps del vino ci porta sulla riva destra, zoommando arriviamo sui quei territori che prendono il nome di satelliti di Saint-Émilion. Per la precisione l’azienda, poco più di 15 ha, si trova a Puisseguin, su di una delle posizioni più alte della zona: 100 metri slm.
L’altitudine si sa non è una delle caratteristiche di Bordeaux, mentre la variabilità dei suoli, combinata con la presenza in vigna di più varietà di uva (Merlot, Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon), contribuisce a definire quella complessità che si avverte assaggiando i vini che qui si producono.
Li ‘fanno’, insieme al terroir, i membri della famiglia Amoreau, già proprietari di Château le Puy, altro bordeaux dallo stile inconfondibile.
I suoli che caratterizzano il vigneto aziendale sono composti in prevalenza da un mix di argilla e calcare. Questa mappatura geologica si diversifica in tre sottoterroirs, a loro volta identificati dalla popolazione arborea che li popola, insieme alle viti.
Pini, noci e sambuchi danno vita ad altrettante etichette, oltre al classico blend ricavato da diversi terroir aziendali.
La gestione della vigna, le piante hanno in media 35 anni di età, è biologica e insieme biodinamica, pratiche a loro volta arricchite da un sistema di attivazione microbiologica dei terreni – la vitalità del luogo di lavoro innanzitutto – fortemente voluto dalla famiglia Amoreau.
Trattandosi di vini di terroir la prassi di cantina è un mero esercizio di trasformazione, che utilizza acciaio in fermentazione e legno in affinamento per periodi mai superiori ai 18 mesi.
I vini di Closerie Saint Roc arrivano in Italia grazie a ViteVini, membri di Excellence SIDI.








